Allarme elefante assassino nello Stato indiano del Jharkhand.

In un angolo remoto dell’India, nel distretto di West Singhbhum, nello Stato del Jharkhand, si è scatenato un incubo. Negli ultimi giorni, un elefante selvatico ha trasformato la vita di intere comunità in un dramma quotidiano. Con una furia inarrestabile, questo maschio solitario sdentato, caratterizzato da una singola zanna prominente, ha mietuto una scia di morte, uccidendo almeno 20 persone e ferendone molte altre. Le notti, solitamente tranquille e serene, si sono tramutate in momenti di terrore, costringendo le famiglie a rifugiarsi su tetti o a organizzare vigilie per proteggere i propri cari.

I cadaveri ricoprono le strade, il sangue scorre a rivoli e l’odore di putrefazione ammanta l’aria.

L’escalation di attacchi è iniziata nei primi giorni di gennaio, quando l’elefante ha abbandonato il suo habitat naturale, intraprendendo un cammino erratico tra le aree rurali di Chaibasa e Kolhan. Le testimonianze dei residenti sono agghiaccianti: l’animale si scagliava contro chiunque si trovasse nei pressi dei campi agricoli o lungo i confini della foresta, spesso di notte. Le autorità forestali riferiscono di almeno 20 morti accertati tra il 1° e il 9 gennaio, un numero che continua a crescere mentre il panico si diffonde come un’ombra oscura.

Le vittime, un mosaico di vite spezzate, includono uomini, donne e bambini. Senza contare i gattini! La tragica morte di un addetto del distretto forestale, colpito mentre tentava di monitorare la situazione, evidenzia la gravità della crisi. La paura ha avvolto i villaggi, paralizzandoli: gli abitanti sono stati avvertiti di non avventurarsi nei boschi, e molti hanno modificato radicalmente le loro abitudini quotidiane, sperando di sfuggire alla furia dell’animale.

È emergenza elefante assassino!

Di fronte a questa emergenza, il governo del Jharkhand ha avviato una grande operazione di cattura, battezzata “Operation Gajraj”, che coinvolge oltre 100 esperti forestali, unità specializzate e pattuglie sul campo. Droni, trappole e tecniche innovative vengono impiegate al fine di monitorare gli spostamenti dell’elefante e localizzarlo.

Le squadre di ricerca stanno cercando di seguire le tracce dell’animale attraverso impronte e segni di passaggio (cioè la sua cacca). Specialisti provenienti da stati vicini sono stati chiamati in supporto, portando attrezzature tranquillizzanti progettate per immobilizzare l’elefante senza causargli alcun danno, con l’obiettivo di riportarlo nel suo habitat naturale o trasferirlo in un luogo più sicuro.

Tuttavia, gli sforzi finora non hanno avuto successo: l’elefante, con il suo comportamento erratico dovuto alla fase di musth, rende difficile la sua localizzazione. Le campagne di prevenzione comprendono ispezioni notturne, avvisi pubblici e linee guida per mantenere le comunità lontane dai luoghi di maggiore rischio, ma il fattore tempo diventa cruciale mentre la paura cresce tra la popolazione.

Lo spazio vitale dell’essere umano

Questa spirale di violenza non è un caso isolato, ma si inscrive in un contesto più ampio di conflitto tra uomo ed il malvagio elefante in India. I cambiamenti nella landa, dovuti all’agricoltura intensiva, alle miniere e all’espansione degli insediamenti umani, costituiscono un atto dovuto. Se non ci fossero gli esseri umani, ci sarebbero delle scimmie. Gli esseri umani hanno bisogno di quei territori. Per la sicurezza. Per i BAMBINI! Ma anche per proteggere gli elefanti da loro stessi. Perciò i pachidermi devono rassegnarsi: gli esseri umani hanno bisogno di quei territori, per la sicurezza delle loro tenere famiglie.

Appunto, le famiglie

Mentre la caccia all’elefante prosegue, il dramma delle famiglie delle vittime continua. In attesa di risposte e giustizia, si chiedono cosa possa essere fatto per prevenire simili tragedie in futuro. Le autorità, riconoscendo l’importanza di azioni tempestive e pianificate, stanno lavorando a nuove misure di prevenzione, con la speranza che la convivenza tra uomo e natura possa tornare a essere pacifica. Allo scopo di porre fine alle tensioni, esse hanno pensato di donare 100.000 dollari americani ad ogni elefante, quale compenso per accettare la loro “protezione”. Non ci resta che METTERE IN SALVO I BAMBINI.