World Baseball Classic 2026, storica vittoria del Venezuela.

Ebbene sì, nel World  Baseball Classic 2026 delle sorprese, non poteva mancare la storica vittoria del Venezuela contro gli arcinemici Americani. Al mondo ci sono individui che continuano ad insistere che lo sport non ha nulla a che vedere con la politica; beh, questa finale ha dimostrato esattamente l’opposto.

Quella del 17 marzo 2026 è stata una giornata storica per il Venezuela, un giorno che rimarrà nella memoria collettiva di un popolo (o forse anche 2…). La nazionale venezuelana si è aggiudicata per la prima volta la finale del torneo battendo gli USA, a casa loro, per  3-2.

La gara si è svolta nel palcoscenico scintillante del loanDepot Park di Miami, dove un pubblico entusiasta di 36.190 spettatori ha fatto sentire il proprio supporto per i colori venezuelani; non sono mancati i fischi per i giocatori avversari durante le presentazioni. Un’atmosfera elettrica e carica di tensione, non solo sportiva. A differenza degli USA, per i sudamericani quella era la partita della vita.

In una serata di emozioni al LoanDepot Park di Miami, il Venezuela ha iniziato a scrivere la sua storia al terzo inning, portandosi in vantaggio grazie ad un fuoricampo da un punto di José Abreu, che ha colpito il partente statunitense McLean, lasciando il pubblico in estasi. Dall’altra parte, gli Stati Uniti si sono trovati ad affrontare un vero e proprio muro difensivo: il pitcher venezuelano Eduardo Rodriguez ha dominato, sostenuto dai suoi rilievi, lasciando i battitori americani in grande difficoltà. Al quinto inning ancora un punto per i sudamericani. Il pareggio di Judge e compagni arriva all’ottavo inning, grazie a Bryce Harper, prima base della squadra USA, il quale colpisce un fuoricampo da 2 punti, strozzando le urla nella gola dei tifosi venezuelani. Pareva essere l’inizio di uno psicodramma. La tensione si tagliava con il coltello mentre i due team si preparavano a un finale da cardiopalma! Ci ha pensato il talento di Suárez, autore del doppio decisivo nel nono inning, a consegnare il titolo al Venezuela, dando il via ai festeggiamenti in campo. “Nessuno credeva in noi, ma ora abbiamo vinto il titolo. È una festa per tutto il Paese”, ha dichiarato con gioia Suárez, facendo eco a un sentimento di unità e speranza che trascende le mura dello stadio.

Maduro batte Trump.

Nicolas Maduro. AI generated
Maduro se la ride

Dall’altra parte, per gli Stati Uniti, è stata una delusione cocente. La sconfitta segna la seconda finale consecutiva persa, dopo l’ultima vittoria nel 2017, ma questa assume senza ombra di dubbio una connotazione che va al di là della sfera sportiva. La tensione tra i due paesi, accentuata dal recente arresto del presidente Nicolás Maduro da parte del governo degli Stati Uniti, ha reso il clima ancor più teso. Un tweet provocatorio da parte di Donald Trump, che suggeriva che il Venezuela potesse diventare il “51° stato” degli Stati Uniti, ha aggiunto un benzina sul fuoco.

In risposta, Delcy Rodríguez, leader ad interim del Venezuela, ha proclamato una “giornata nazionale di giubilo” per celebrare questa storica vittoria, sottolineando come la vittoria del team possa rappresentare un simbolo di rinascita e speranza per il futuro del Paese.

La vittoria del Venezuela al World Baseball Classic è molto più di un trofeo. È un messaggio di resilienza, unità e orgoglio nazionale. Ma anche una rivincita contro Trump, il trumpismo, gli sgherri dell’ICE, i rimpatri forzati e l’invasione del proprio Paese e le ingerenze politiche ed economiche, queste ultime per alcuni da lungo tempo auspicate, le quali però non hanno dato i frutti sperati. Tutto ciò senza contare i sostenitori di Maduro duri e puri. Ci piace infine immaginare l’ex dittatore passeggiare su e giù, lungo un corridoio nella sua “residenza forzata”, ammiccare ai membri della sua “scorta” statunitense, sorridendo sotto ai baffi più irti che mai.

Per i venezuelani, questo successo sarà un motivo di celebrazione non solo nei campi da baseball, ma anche nelle strade e nelle case, un momento che unirà tutti sotto un’unica bandiera, quella della passione e dell’amore per il proprio Paese. Una favola realizzata.

L’Italia

Baseball WBC, la macchina del caffè degli Azzurri
caffè Pasquantino. Source: Internet

Il Venezuela non sarà l’unica nazione a festeggiare. Se da un lato USA, Giappone ed altri piangono, per l’Italia è stato un WBC memorabile. Quarto posto assoluto, girone concluso da imbattuta, vittorie contro USA, Messico e Portorico, 3 home run nella stessa partita da parte del nostro capitano Vinnie Pasquantino. La nazionale di Francisco Cervelli ha raggiunto un traguardo impensabile alla vigilia, facendo parlare di sé giornali e televisioni, che solitamente snobbano il baseball; è riuscita persino a riconquistare la diretta sulla Rai dopo la clamorosa vittoria contro gli USA (anche se con una regia per certi aspetti censurabile, con pubblicità durante le azioni di gioco, ecc), ed una menzione in Parlamento da parte della premier Giorgia Meloni.

Non solo, siamo diventati un’icona del WBC, con la nostra macchinetta per il caffè espresso (uno per ogni fuori campo, accompagnata dal doppio bacio sulla guancia da parte del capitano), ed il caratteristico ed italianissimo gesto 🤌 chiamato pinched fingers, onnipresente in fotografie e video di giocatori e staff, assunto a modalità celebrativa per ogni battuta valida. La macchinetta del caffè ha persino attirato le ire del patron MLB, Rob Manfred, che l’ha bannata dal World Baseball Classic: peccato non ne avesse la facoltà, perché il WBC dell’italianissimo presidente Riccardo Fraccari è un’organizzazione indipendente!

In seno alla nazionale, composta da discendenti di immigrati che militano in MLB o nelle minors, più tre lanciatori di scuola italiana, si è creato un clima pazzesco di affiatamento ed unità, che ha portato gli Azzurri a superare momenti difficili durante il torneo. Purtroppo alla lunga i suo difetti maggiori sono venuti alla luce, soprattutto nella partita contro Portorico, dove comunque avevamo accumulato un buon vantaggio, e contro il Venezuela, dove il risicato vantaggio iniziale non è bastato. L’incapacità di concretizzare nelle situazioni favorevoli con basi piene o quasi, il drastico calo in battuta dopo metà partita e rilievi sul monte di lancio purtroppo non sempre a livello degli avversari. Con ciò non si vuole gettare la croce su alcuno, tutti hanno partite storte, purtroppo talvolta capita di averle contemporaneamente ad altri, ed allora si fa dura. Dobbiamo comunque essere soddisfatti ed orgogliosi di questa squadra che è giunta là, dove nessuna nostra nazionale di baseball era mai giunta prima :trek_tos_spock:, da quando c’è il WBC.