The Toad Apocalypse.

La notizia è vecchia, bisogna dirlo, ma ogni tanto vale la pena rinvangare il passato.

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Nel lontano 2005, nella pacifica e ordinata città tedesca di Amburgo, successe qualcosa che fece sobbalzare gli scienziati e lasciò la popolazione locale più perplessa che mai: un’apocalisse di rospi esplosivi. Sì, avete capito bene. Rane, rospi, anfibi vari… letteralmente esplosi come palloncini gonfiati troppo! Se vi sembra una trama uscita da un film demenziale, tranquilli, è tutto vero. Ecco a voi la storia del Toad Apocalypse, possibile futura pellicola catastrofica da prima serata sul canale Cielo, e mistero che ancora oggi fa rabbrividire i biologi.

Tutto iniziò nel quartiere di Antona, in un aprile un po’ troppo movimentato per i gusti dei locali. In pochi giorni, dagli stagni e dalle pozzanghere, cominciarono a spuntare cumuli di rospazzi morti in putrefazione, con addominali talmente gonfi da fare invidia ai bodybuilder. Quei poveri anfibi sembravano letteralmente esplosi dall’interno, con le loro interiora sparse attorno come decorazioni di Halloween post-apocalittico.

I cittadini, un po’ scioccati ma anche un tantino tristi, battezzarono quel luogo “Stagno del Mietitore”. Nome altisonante per uno stagno, ma appropriato, visto che il mietitore quel giorno era decisamente in vena di mietere… rospi.

Non bastasse l’effetto speciale, analoghi episodi di “rospi esplosivi” vennero avvistati pure in Danimarca, suggerendo che non fosse un fenomeno circoscritto ad Amburgo ma una moda passeggera dell’Europa centrale. Gli scienziati si misero subito al lavoro, ipotizzando malattie batteriche o tossine che potessero accumulare gas all’interno di questi poveri anfibi. Ma sorpresa delle sorprese, l’acqua dello Stagno del Mietitore era perfettamente pulita, senza batteri o virus assassini.

Qui entrò in scena Frank Mutschmann, un erpetologo dotato di pazienza Zen e lo spirito investigativo dell’ispettore Derrick. Esaminando i cadaveri di rospi, scoprì un particolare inquietante: tutti avevano un’incisione circolare sulla schiena, come un tatuaggio indelebile, che ricordava i segni lasciati dal becco di un uccello… ma non uno qualsiasi. Il famigerato corvo, detto anche il messaggero dell’Oltretomba.

Il corvo, uccello noto per la sua intelligenza degna di un piccolo Einstein, aveva escogitato una tattica geniale per mangiare rospo senza farsi intossicare. Sapendo che la pelle dei rospi è velenosa, questi astuti volatili colpivano i fianchi dei loro nemici anfibi per estrarre solo il fegato, prelibatezza nutritiva e priva di veleno. Però, colpi così mirati potevano ferire mortalmente, ma in alcuni casi i rospi miracolosamente sopravvivevano. Peccato che senza fegato, organo chiave per la regolazione interna, cominciassero a gonfiarsi come palloni impazziti.

La mancanza di costole e diaframmi nei rospi li rendeva una specie di sacchetti esplosivi biologici: il gonfiore cresceva senza freni, fino a farli letteralmente scoppiare in un tripudio di viscere svolazzanti. Una sceneggiatura che neanche Pulp Fiction aka la Finzione del Polpo, avrebbe potuto prevedere.

Mutschmann racconta di come questa storia assurda sia diventata leggenda tra gli amanti degli anfibi e le comunità scientifiche, un aneddoto curioso da sfoderare alle cene eleganti ad Arcore e dintorni. Ora, a ventuno anni di distanza, nessuno può verificare se questa teoria sia davvero corretta, a meno che una nuova ondata di rospi esplosivi non decida di tornare in pista proprio nel cuore d’Europa.

Nel frattempo, ogni volta che vediamo un corvo ci viene da pensare che la classica cacca sulla giacca nuova non sia l’unico pericolo in vista. E agli amanti della natura rimane il ricordo bizzarro di quell’apocalisse anfibia che ha reso Amburgo protagonista del più rocambolesco episodio di Vita da Anuri, una ipotetica serie che secondo me potrebbe fare sfracelli… Insomma, se la natura è un palcoscenico, quei rospi sono stati sicuramente le star di uno show… davvero esplosivo.